6 Dicembre 2007
L’AIL chiede a TELESAL una Telemedicina “utilizzabile”
Il 5 dicembre, a Roma, l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Melanoma) ha svolto il suo primo Convegno dal titolo “Il contributo dell’AIL nei progressi della cura nelle malattie del sangue tra presente e futuro”.Il dibattito organizzato sotto forma di talk-show è stato incentrato sui recenti traguardi raggiunti dalla ricerca sulle malattie del sangue. Anche TELESAL ha dato il suo apporto al convegno con un intervento di Fabrizio Aversa suo capo progetto, che ha posto l’accento sulla grande utilità dell’applicazione della Telemedicina proprio nella cura dei malati ematologici.
“Si può dire che la mia azienda, la Kell, ha detto Aversa nel suo intervento, abbia iniziato il percorso della telemedicina proprio con l’AIL. Era il 1992 e pensavamo alla telemedicina fatta con il solo aiuto dei computer. Da allora, grazie anche all’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) uno dei maggiori sostenitori della ricerca sanitaria, siamo qui pronti a fornire servizi di telemedicina altamente specialistici”.
Oggi TELESAL, a distanza di 16 anni, lavora ancora a fianco dell’AIL.
Abbiamo voluto però che fosse un addetto ai lavori a spiegarci l’importanza della Telemedicina nella cura delle malattie ematologiche e per questo abbiamo rivolto qualche domanda al dott. Marco Vignetti, Responsabile del Centro Dati del Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto - GIMENA e ricercatore nel Centro di Biotecnologie cellulari ed ematologia all’Università di Roma 1.
Dott. Vignetti serve la Telemedicina nelle cure ematologiche? La Telemedicina la si può, e la si deve considerare un cardine nella cura dei malati ematologici. Per me la Telemedicina è infatti più che altro una tecnologia che viene applicata ad una serie di attività e, come tutte le tecnologie permettere di rendere più rapido, efficiente e sicuro ciò che già si fa.
Lei dove sente il bisogno dell’intervento della Telemedicina, nella cura dei suoi malati?
Sicuramente nell’assistenza domiciliare. Sarebbe uno strumento fantastico per far lavorare più facilmente un’equipe di infermieri e di medici che turnano tra di loro e che si devono integrare con un ospedale o magari come un altro medico curante. Seguire a casa questi pazienti, che fanno terapie molto complicate, e che fortunatamente vivono molto a lungo spesso è veramente difficile.
Allora cosa chiedete alla Telemedicina?
Come ho già detto fare assistenza domiciliare ad un malato ematologico, è una cosa molto complicata. Diventerebbe tutto molto più semplice se avessimo l’ausilio della tecnologia giusta.
Ci faccia un esempio pratico di ciò che vorrebbe fosse risolto dalla Telelmedicina.
Immagini il medico che va a casa di un paziente e deve prendere in visione gli esami del sangue. Può succedere che questi siano ancora in ospedale o che magari i dati evidenziati siano stati rilasciati per telefono e per questo, forse trascritti male o in parte. Tutto ciò non consente di scegliere la terapia più appropriata, con assoluta certezza. Avere invece, la possibilità di vedere in tempo reale gli esami del sangue o di scrivere una cartella clinica elettronica, condivisa permetterebbe ad ogni medico, anche in caso di pronto soccorso, di agire con in mano una visione chiara e completa delle condizioni del paziente.
E’ solo questa l’applicazione di Telemedicina da poter offrire ai malati ematologici?
Assolutamente no. Grazie alla tecnologia il malato potrebbe trasmettere i suoi dati clinici: pressione, temperatura ecc. Insomma con la Telemedicina si potrebbero aumentare la qualità di sicurezza e di vita del paziente ed abbassare i costi delle cure. C’è poi sicuramente un’altra applicazione importantissima di Telemedicina.
Quale?
Penso alla ricerca. Per noi la circolazione dei dati è fondamentale, perché la ricerca si basa anche sul vaglio di tantissimi dati. E tali dati sono quelli che si registrano sui pazienti valutando gli esiti delle terapie somministrate. Nel nostro campo possiamo dire che ogni caso diventa letteratura ma la qualità dei dati rilevati è essenziale, e la qualità si perde se ci sono troppi passaggi.
Sono 16 anni che l’AIL lavora con la Telemedicina. Cosa avete chiesto?
Noi con TELESAL portiamo avanti un progetto che ha l’obiettivo di mettere a punto della tecnologia che poi sia effettivamente utilizzabile. Devo dire che negli anni le proposte di TELESAL hanno sempre tenuto conto di questo importantissimo fattore.
Cosa intende dire con quell' “utilizzabili”?
Ancor prima de parlare della tecnologia bisogna parlare del deficit costituzionale: non c’è un qualcuno che interviene per dire a noi medici che da domani c’è un team di altri medici che si occupa di telemedicina o faccia telemedicina. La Telemedicina serve, è importante e questo tutti lo riconoscono a patto che siamo noi a sceglierla e a svilupparla.
Si spieghi meglio.
Ad oggi, per sperimentare la Telemedicina il medico dovrebbe fare il suo lavoro due volte: prima seguire il paziente in modo tradizionale e poi replicarlo in maniera telemedica. Lei capisce che questo non è possibile perché semplicemente uno non ce la fa. Per cui l’unico sistema per far entrare a pieno regime la Telemedicina, secondo me, è quello di fornire una strumentazione che il medico possa usare anche durante la sperimentazione, giornalmente. Altrimenti si rischia di rimanere sempre e comunque “nel teorico”.
TELESAL ha fornito qualche risposta in questo senso?
Con TELESAL siamo in fase avanzata nel mettere a punto una strumentazione che possa magari con un’interfaccia o comunque con metodologie e procedure utilizzabili essere sperimentata nell’attività clinica di tutti i giorni. Abbiamo chiesto poi a TELESAL che tutto questo rappresenti un vantaggio per i medici: vantaggio in termini di tempo impiegato e di risultati ottenuti.
Torniamo al Convegno dell’AIL. Cosa ha voluto dire la vostra associazione con questo incontro?
Questo nostro primo convegno è l’inizio di un cammino di divulgazione che permetterà anche al più piccolo sostenitore, quello che ci affida magari solo 5 euro, di conoscere che tipo di ricerca facciamo e che lavoro svolgiamo. Forse anche per capire meglio i costi di tutto questo.
Sta partendo, come ogni anno, l’operazione dell’AIL “Stelle di Natale”. Quest’anno dove saranno indirizzati i soldi raccolti?
Quest’anno la raccolta di fondi fatta con “le Stelle di Natale” verrà indirizzata a sostegno dell’assistenza domiciliare e in parte a finanziare il GINEMA altra onlus che si dedica esclusivamente alla ricerca, per trovare cure sempre più efficaci per le malattie del sangue.
di Enza Colagrosso









