01 Febbraio 2008
Nelle tecnologie spaziali il futuro dell’Italia e dell’Europa.
Intervista all’On. Marco Airaghi (AN)
Marco Airaghi, responsabile dell’Ufficio Ricerca e Industria Aerospaziale di Alleanza Nazionale, è segretario della XV Commissione per le Politiche dell’Unione Europea ed è membro del Comitato VAST, il Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei Deputati. Lo abbiamo invitato a condividere con noi alcune riflessioni circa l’importanza che settori come quello spaziale o della telemedicina possono ricoprire per il nostro Paese e per l’Europa. On. Airaghi con la riforma voluta dal Ministro Mussi molte cose potrebbero cambiare per l’ASI. Cosa pensa di questo cambiamento?
Mi auguro che non cambi nulla o meglio mi auguro che il tentativo in corso da parte del Ministro Mussi di modificare gli enti di ricerca non venga portato a termine, grazie alla fine dell’esperienza del governo Prodi. Si corre infatti il pericolo, stando alle prime anticipazioni e alla bozza di decreto diffusa, di snaturare quella che è la natura stessa dell’Agenzia. L’Agenzia Spaziale Italiana verrebbe trattata come se fosse un comune ente di ricerca.
In cosa consisterebbe l’errore di un simile trattamento? Quali sono le caratteristiche peculiari per cui l’ASI non può essere ridotta a comune ente di ricerca?
L’errore principale che si correrebbe , in questo caso, sarebbe quello di mettere l’ASI sotto una sorta di controllo esclusivo del Ministero della Ricerca. Non può un organismo di questa rilevanza essere relegato in una competenza di questo ministero così settoriale. E’ evidente però che il sistema di ricerca del ministero non può essere adottato per un’agenzia che, proprio in quanto tale, non ha solo il compito di incentivare e stimolare la ricerca ma anche e soprattutto quello di gestire programmi e dati sensibili che sono d’interesse multidisciplinare: dalla sicurezza interna, alla difesa, alla salute, all’ambiente.
Quali sono i rischi di tale posizione?
Sicuramente si avvertirebbe subito il limite nella forza contrattuale in un tavolo internazionale quando si devono discutere decisioni importanti. In quel caso essere sostenuti a livelli superiori darebbe tutt’altro perso alla trattativa. E’ per questo che da tempo insisto affinché tutta l’attività spaziale venga affidata direttamente alla Presidenza del Consiglio.
E’ da tempo che si discute in merito a tale proposta. Quali sono i recenti sviluppi ?
La legge è depositata alla X Commissione. E’ condivisa da tutto il settore costituzionale e prevede tra l’altro quello che si sente auspicare costantemente attraverso tutti i media: togliere gli steccati ideologici su questioni importanti come quelle inerenti lo Spazio. Lei mi chiede cosa ne è stato di quella legge e io le rispondo che è ferma perché, come succede sempre, appena un ministro assume l’incarico al Ministero di Ricerca, avendo in mano una competenza così importante, la conserva gelosamente e non accetta in nessun modo che gli venga tolta. Questo succede sempre, anche in maniera trasversale: è successo con la Moratti e ora è successo con Mussi.
Altro attore, nel settore dello Spazio è l’industria. Qual è oggi, a suo avviso, il ruolo dell’industria italiana nel piano spaziale nazionale?
L’Italia ha una tradizione formidabile in questo campo. Purtroppo però non è sufficientemente conosciuta dall’opinione pubblica ed è molto spesso poco percepita anche dal mondo politico. L’ impianto industriale del settore spaziale ci è invidiato da gran parte del mondo. L’ultima conferma l’ho avuta durante la Conferenza Interparlamentare Europea sullo Spazio che quest’anno ho avuto l’onore di presiedere. Le delegazioni europee e dei paesi extra europei sono rimasti meravigliati, durante la visita di alcune nostre eccellenze del settore, per l’altissima competenza tecnologica e per i prodotti dei nostri impianti. Purtroppo però la nostra industria, come quella di gran parte del mondo, deve essere ancora molto sostenuta dagli investimenti istituzionali. Il settore Spazio ancora non è in grado di camminare con le proprie gambe e l’augurio che voglio fare è che in un futuro medio lungo si arrivi ad una domanda anche privata tale da trascinare l’industria.
Di certo un punto d’onore dell’eccellenza italiana appena menzionata sono i progetti Galileo e Cosmo-Skymed. Cosa pensa del loro valore strategico?
Sono profondamente convinto che nel prossimo futuro la differenza, in campo internazionale, tra le grandi potenze globali e quelle destinate ad un futuro per così di “sopravvivenza” sarà avere o no la padronanza di tecnologie e politiche spaziali. L’Italia, o meglio l’Europa, non deve rinunciare a mantenere quel ruolo che la storia ha destinato nel mondo solo a lei, all’autonomia nel settore spaziale. Potremo dirci un continente indipendente solo se potremo vantare questa autonomia e quella nei sistemi satellitari di posizionamento. Per questo auspico, nonostante le difficoltà finanziarie, che il nostro continente porti avanti con decisione il programma Siasge al quale l’Italia contribuisce con quell’eccellenza che è il sistema Cosmo SkyMed. Scelte come questa permetteranno all’Europa di essere al livello delle grandi potenze mondiali.
L’Europa deve fondare il suo futuro, anche quello prossimo nello Spazio?
Sicuramente sì, e mi sembra assolutamente ovvio che l’Unione Europea debba a questo punto aver chiaro se credere nella strategia di Lisbona e quindi nell’importanza dell’impiego di risorse economiche per la conoscenza, la ricerca e lo sviluppo. Io credo che sia giusto crederci, se si continua poi ad investire la gran parete del nostro bilancio nell’agricoltura, o meglio in quella politica agricola che continua a dare soldi ai produttori di latte in Olanda e in Norvegia, non credo sia possibile essere competitivi a livello mondiale.
Parliamo ora di Telemedicina. Qual è per lei la rilevanza della Telemedicina?
La Telemedicina è fondamentale. L’Italia ha mostrato una grande attenzione verso questo tipo di applicazioni destinando importantissimi investimenti nello sviluppo di questo settore. Io credo nella Telemedicina perché sono certo che in futuro la sua applicazione potrà rappresentare la risposta sanitaria giusta in particolare per le utenze dislocate nelle zone disagiate del nostro Paese. Noi siamo un Paese clamorosamente difficile da questo punto di vista: abbiamo isole, zone costiere, zone montane e sarà proprio in queste zone che la Telemedicina, in un futuro neanche tanto lontano, permetterà ai nostri concittadini di poter avere servizi sanitari con prontezza, rapidità e alta professionalità . In Italia la Telemedicina ha prospettive notevoli anche per queste ragioni.
di Enza Colagrosso









