16 Dicembre 2008
“Motore Amico”: Novità Tecnologica o Importantissimo Strumento di Diagnosi? Incontro con il Prof. Ugo Luigi Aparo, Direttore Sanitario dell’IDI (Istituto Dermopatico dell'Immacolata), di Roma
di Enza Colagrosso
L’11% dei tumori maligni oggi diagnosticati sono tumori cutanei. Annualmente se ne accertano almeno 100.000 casi nel mondo di cui 6.000 in Italia. Purtroppo l’incremento di questa malattia è costante, basti pensare che solo 10 anni fa i casi accertati nel mondo sono stati 85.000 di cui 3.500 in Italia. Tale patologia colpisce principalmente le donne con un’età compresa tra i 30 e 60 anni. Unico elemento positivo rimane il fatto che i tumori della pelle restano quelli più facilmente individuabili e ciò permette di intervenire tempestivamente arrivando, quasi sempre, ad una guarigione completa. Oggi per l’individuazione delle lesioni cutanee il progetto FIDE, portato avanti dalla ACS (Advanced Computer Systems), darà la possibilità, attraverso un motore di ricerca che permette la comparazione di diverse immagini, di arrivare a diagnosi sempre più tempestive e sicure. Ugo Luigi Aparo è il Direttore Sanitario dell’IDI (Istituto Dermopatico dell'Immacolata) ed a lui abbiamo chiesto un parere su quello che è stato definito un “motore amico”.
Prof. Aparo, l’IDI opera ormai da più di un secolo nella diagnosi e nella cura delle lesioni cutanee. Cosa ne pensa del “motore amico”?
La dermatologia si presta in maniera straordinaria ad un’operazione di questo tipo. Noi già da moltissimo tempo, anche quando non c’erano supporti tecnologici come quelli di oggi, abbiamo deciso di raccogliere, presso il nostro Istituto di Cura, documentazione medica legata alle lesioni dermatologiche arrivando a costituire un grosso database di immagini. Questo è stato possibile anche perché l’IDI rappresenta non soltanto l’eccellenza in Italia ma è sicuramente il più grande Ospedale dermatologico in Europa, se non nel mondo. Abbiamo poi sperimentato anche una pratica di telemedicina con paesi stranieri, tipo l’Albania, con l’intento di diventare un riferimento per tutte le zone decentrate del mondo, ed abbiamo iniziato anche un consulto per gli esami istologici con la valutazione a distanza dei vetrini. Ad oggi l’unico vero limite che abbiamo incontrato è stata una tecnologia “limitata” perché soltanto un’immagine molto aderente al vero può permettere una diagnosi sicura.
Quindi il “motore amico” potrà aiutare a superare questo limite?
Ritengo di sì, anche se manterrei una certa attenzione a tutta una serie di caratteristiche che includono: dagli spazi di colore, alla tessitura, alle variazioni locali di questa lesione. Nonostante questa difficoltà credo che sarà possibile consentire, anche nelle località meno accessibili del nostro paese, o del mondo, accedendo a questo motore di ricerca, fare un primo screening o una prima valutazione della lesione identificata su di un paziente. Noi, come IDI, ci stiamo impegnando già da tantissimi anni in questa direzione pertanto ritengo che questo motore di ricerca sia qualcosa di estremamente importante.
Lei immagina l’applicazione del “motore amico” come supporto per una diagnosi o come applicazione per screening di prevenzione?
Secondo me ci sono tutte e due le cose. Si deve pensare che l’epiluminescenza si basa fondamentalmente sulla creazione di una mappa che rimane come immagine e che serve poi, a distanza di tempo, per un confronto sulle stesse lesioni per essere in grado tempestivamente di cogliere qualsiasi variazione in atto. Questa è un’applicazione chiaramente legata alla prevenzione ma anche alla diagnostica sul singolo paziente. Se poi pensiamo a zone dove la possibilità di una diagnosi specialistica è difficile possiamo immaginare l’importanza di questo tipo di applicazione usato come screening. Io personalmente vedo poi questo motore di ricerca come un grandissimo strumento in mano ai medici di base.
Come immagina questa applicazione?
Lei immagini che io sia un medico condotto o un medico di base in un piccolo paese lontano da realtà specialistiche. Ho un paziente che viene da me con un problema di lesione dermatologica; io non sono uno specialista ma devo comprendere se si tratta di una cosa per cui valga la pena rimandarlo immediatamente presso un centro specialistico o se posso in qualche maniera fare io una discriminazione sulla tipologia della lesione. A questo punto credo che se il medico di base ha la possibilità di confrontare la lesione grazie alle immagini richiamate dal motore di ricerca che andando a ricercare fra tutte le lesioni esistenti, selezioni quella che più si avvicina o che si potrebbe quasi sovrapporre alla lesione che si sta esaminando, grazie anche alla diagnosi correlata alle immagini può fare un primo screening molto aderente al vero.
A livello mondiale come immagina l’uso del “motore amico”?
La possibilità di una diagnosi diventa ancora più importante in quelle zone che non sono allo stesso nostro livello di sviluppo, nel mondo. Noi della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, ad esempio, abbiamo sedi in tantissimi paesi del mondo: Africa, India ecc…. e pensare ad applicazioni di questo tipo in quei paesi acquista caratteristiche ancora più importanti.
Il “motore amico” si può applicare solo sui nevi e sui melanomi?
Assolutamente no, possono essere inserite tutte le patologie anzi in questa maniera il database potrà diventare anche un archivio di patologie rare. Noi possiamo dire di averne già uno, infatti siamo stati i primi ad inserire presso l’IDI il consenso informato per il trattenimento delle immagini mediche. Questo ci ha permesso di raccogliere immagini legate a casistiche che oggi sono non del tutto scomparse ma fortunatamente molto rare e che rappresentano da un punto di vista di formazione un patrimonio inestimabile: abbiamo le immagini diciamo degli anni ‘20 e ‘30 sulle tubercolosi cutanee, patologie che magari sono sparite in certe aree del mondo e presenti in altre.
L’11% dei tumori maligni oggi diagnosticati sono tumori cutanei. Annualmente se ne accertano almeno 100.000 casi nel mondo di cui 6.000 in Italia. Purtroppo l’incremento di questa malattia è costante, basti pensare che solo 10 anni fa i casi accertati nel mondo sono stati 85.000 di cui 3.500 in Italia. Tale patologia colpisce principalmente le donne con un’età compresa tra i 30 e 60 anni. Unico elemento positivo rimane il fatto che i tumori della pelle restano quelli più facilmente individuabili e ciò permette di intervenire tempestivamente arrivando, quasi sempre, ad una guarigione completa. Oggi per l’individuazione delle lesioni cutanee il progetto FIDE, portato avanti dalla ACS (Advanced Computer Systems), darà la possibilità, attraverso un motore di ricerca che permette la comparazione di diverse immagini, di arrivare a diagnosi sempre più tempestive e sicure. Ugo Luigi Aparo è il Direttore Sanitario dell’IDI (Istituto Dermopatico dell'Immacolata) ed a lui abbiamo chiesto un parere su quello che è stato definito un “motore amico”.
Prof. Aparo, l’IDI opera ormai da più di un secolo nella diagnosi e nella cura delle lesioni cutanee. Cosa ne pensa del “motore amico”?
La dermatologia si presta in maniera straordinaria ad un’operazione di questo tipo. Noi già da moltissimo tempo, anche quando non c’erano supporti tecnologici come quelli di oggi, abbiamo deciso di raccogliere, presso il nostro Istituto di Cura, documentazione medica legata alle lesioni dermatologiche arrivando a costituire un grosso database di immagini. Questo è stato possibile anche perché l’IDI rappresenta non soltanto l’eccellenza in Italia ma è sicuramente il più grande Ospedale dermatologico in Europa, se non nel mondo. Abbiamo poi sperimentato anche una pratica di telemedicina con paesi stranieri, tipo l’Albania, con l’intento di diventare un riferimento per tutte le zone decentrate del mondo, ed abbiamo iniziato anche un consulto per gli esami istologici con la valutazione a distanza dei vetrini. Ad oggi l’unico vero limite che abbiamo incontrato è stata una tecnologia “limitata” perché soltanto un’immagine molto aderente al vero può permettere una diagnosi sicura.
Quindi il “motore amico” potrà aiutare a superare questo limite?
Ritengo di sì, anche se manterrei una certa attenzione a tutta una serie di caratteristiche che includono: dagli spazi di colore, alla tessitura, alle variazioni locali di questa lesione. Nonostante questa difficoltà credo che sarà possibile consentire, anche nelle località meno accessibili del nostro paese, o del mondo, accedendo a questo motore di ricerca, fare un primo screening o una prima valutazione della lesione identificata su di un paziente. Noi, come IDI, ci stiamo impegnando già da tantissimi anni in questa direzione pertanto ritengo che questo motore di ricerca sia qualcosa di estremamente importante.
Lei immagina l’applicazione del “motore amico” come supporto per una diagnosi o come applicazione per screening di prevenzione?
Secondo me ci sono tutte e due le cose. Si deve pensare che l’epiluminescenza si basa fondamentalmente sulla creazione di una mappa che rimane come immagine e che serve poi, a distanza di tempo, per un confronto sulle stesse lesioni per essere in grado tempestivamente di cogliere qualsiasi variazione in atto. Questa è un’applicazione chiaramente legata alla prevenzione ma anche alla diagnostica sul singolo paziente. Se poi pensiamo a zone dove la possibilità di una diagnosi specialistica è difficile possiamo immaginare l’importanza di questo tipo di applicazione usato come screening. Io personalmente vedo poi questo motore di ricerca come un grandissimo strumento in mano ai medici di base.
Come immagina questa applicazione?
Lei immagini che io sia un medico condotto o un medico di base in un piccolo paese lontano da realtà specialistiche. Ho un paziente che viene da me con un problema di lesione dermatologica; io non sono uno specialista ma devo comprendere se si tratta di una cosa per cui valga la pena rimandarlo immediatamente presso un centro specialistico o se posso in qualche maniera fare io una discriminazione sulla tipologia della lesione. A questo punto credo che se il medico di base ha la possibilità di confrontare la lesione grazie alle immagini richiamate dal motore di ricerca che andando a ricercare fra tutte le lesioni esistenti, selezioni quella che più si avvicina o che si potrebbe quasi sovrapporre alla lesione che si sta esaminando, grazie anche alla diagnosi correlata alle immagini può fare un primo screening molto aderente al vero.
A livello mondiale come immagina l’uso del “motore amico”?
La possibilità di una diagnosi diventa ancora più importante in quelle zone che non sono allo stesso nostro livello di sviluppo, nel mondo. Noi della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, ad esempio, abbiamo sedi in tantissimi paesi del mondo: Africa, India ecc…. e pensare ad applicazioni di questo tipo in quei paesi acquista caratteristiche ancora più importanti.
Il “motore amico” si può applicare solo sui nevi e sui melanomi?
Assolutamente no, possono essere inserite tutte le patologie anzi in questa maniera il database potrà diventare anche un archivio di patologie rare. Noi possiamo dire di averne già uno, infatti siamo stati i primi ad inserire presso l’IDI il consenso informato per il trattenimento delle immagini mediche. Questo ci ha permesso di raccogliere immagini legate a casistiche che oggi sono non del tutto scomparse ma fortunatamente molto rare e che rappresentano da un punto di vista di formazione un patrimonio inestimabile: abbiamo le immagini diciamo degli anni ‘20 e ‘30 sulle tubercolosi cutanee, patologie che magari sono sparite in certe aree del mondo e presenti in altre.









