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27 Maggio 2008
A Roma nasce il CRAS - Centro di Ricerca Aerospaziale della Sapienza

Marcello Onofri, primo Presidente del CRAS, è professore di Propulsione Aerospaziale nella Facoltà di Ingegneria Aerospaziale della “Sapienza” ed è membro del Consiglio di Amministrazione dell’ASI - Agenzia Spaziale Italiana.

di Enza Colagrosso


Lei è il Presidente del neo Centro di Ricerca Aerospaziale della Sapienza. Può spiegarci meglio cos’è il CRAS?


Il CRAS raccoglie tutti i ricercatori della Sapienza che lavorano nel settore Spazio. Attendiamo a giorni l’approvazione del Senato Accademico ma nel frattempo già 132 docenti hanno aderito a questo centro di ricerca. Il livello scientifico dei ricercatori coinvolti è molto alto, tra di essi troviamo coloro che hanno rilevato tracce di acqua sotto la superficie di Marte, coloro che hanno fatto gli studi su Titano e scienziati impegnati nella progettazione dei motori del nuovo lanciatore europeo.

Qual è il principale obiettivo del vostro Centro di Ricerca Spaziale?

Stiamo nascendo in questi giorni, abbiamo una sede provvisoria nella Facoltà di Ingegneria Aerospaziale ma siamo coscienti delle nostre potenzialità. Sappiamo di poter dare grande visibilità alle attività spaziali attualmente in corso e dall’unione di ricercatori di così alto spessore scientifico sappiamo di potere al più presto lavorare e sviluppare progetti molto grandi e più ricchi rispetto a quelli che oggi i singoli ricercatori stanno portando avanti. Il CRAS, credo di poterlo affermare senza ombra di dubbio, può essere considerato uno dei centri di ricerca del settore più grandi al mondo. Quello che ci aspettiamo è che, dopo l’approvazione del Senato Accademico, il Governo ma anche Regione, Comune e Provincia supportino il nostro Centro.

Con il CRAS quindi, per la prima volta, si è creata una sorta di aggregazione delle menti eccellenti che lavorano in questo settore?

Si può dire così e per sottolinearlo meglio voglio ricordare che sono ben 13 i dipartimenti coinvolti. Anche questo rende la realtà del CRAS straordinaria perché forse neanche a livello di “Sapienza” si erano mai coagulate tante menti!

Dal centro di ricerca aerospaziale alla base di Malindi in Kenya. Denominatore comune La Sapienza. Può spiegarci meglio come l’Università romana è coinvolta nella nostra stazione di lancio spaziale?

La Base "Luigi Broglio" di Malindi, in Kenya è gestita dagli anni '60, attraverso il Centro Ricerche Progetto San Marco (CRPSM), dall'Università di Roma "La Sapienza". Rappresenta una pietra miliare per la storia dell’attività spaziale italiana perché proprio da questa base, grazie all’operato del prof Broglio e dei suoi collaboratori, fu lanciato il terzo satellite europeo. Da quel momento l’Italia divenne il terzo Paese europeo in grado di mettere in orbita un satellite.

Come è organizzata la base?

La base, per la sua localizzazione equatoriale sulla costa dell'Oceano Indiano, è un sito ideale sia per attività di lancio che di controllo dei satelliti da terra. Costruita su un suolo di proprietà della Repubblica del Kenya è composta da due segmenti: quello marino, rappresentato dalla piattaforma di lancio oceanica e quello terrestre rappresentato dal centro di ricezione dati. La gestione della base dal gennaio 2004 è passata all’ASI dopo una lunga reggenza del CRPSM ma la collaborazione della Sapienza rimane importante. Dalla base di Malindi sono stati effettuati complessivamente 10 lanci Scout e 13 lanci Nike. L’ultimo lancio è stato effettuato il 25 marzo 1988 e sono vent’anni che le piattaforme sono rimaste inutilizzate.

Cosa rappresenta quindi questa base, oggi?

Ha un ruolo importantissimo nei rapporti con in paesi africani. Ci sono degli accordi tra il nostro Ministero degli Esteri e il Kenya sia per la sua gestione che per favorire tutta una serie di attività che prevedono il coinvolgimento scientifico del Kenya. Abbiamo infatti avviato una politica capace di far diventare la base di Malindi un centro di riferimento per l’Africa orientale. A Malindi l’attività continua e seppur non ci sono stati lanci da venti anni questa base resta uno dei posti dove viene portata avanti l’osservazione della Terra con la strumentazione tra la più sofisticate che esistono oggi al mondo. Tra le attività portate avanti a Malindi mi viene poi in mente l’analisi delle falde acquifere nelle zone desertiche per vedere dove e come reperire acqua. I progetti a cui si lavora sono importanti ed è anche per questo che la Base Broglio rappresenta un punto importante per i rapporti con l’Africa orientale.