Ho incontrato Fabrizio Aversa negli ultimi mesi del 2005. Mi fu presentato dal comune amico Alberto Canciani.
L’obiettivo era quello di far finalmente decollare il progetto di Telemedicina TELESAL che stentava a partire.
Ci siamo intesi subito e da subito ho apprezzato dell’uomo le purtroppo ormai rare qualità di probità, intelligenza, senso dello Stato, dedizione al dovere, lealtà.
Questi valori, sbandierati da mestieranti della politica e improvvisati dirigenti d’industria, si incarnavano concretamente in Fabrizio nel diuturno impegno lavorativo e nella franchezza delle relazioni umane che sapeva costruire.
In ogni progetto sapeva trasfondere genio, ottimismo, prospettiva, coniugando rigore e slancio, producendo idee ed amicizia.
Fabrizio elaborava scienza, tecnologia, ma costruiva anche e soprattutto relazioni umane, calde, schiette e profonde.
Insieme, con l’aiuto di Alberto, di Luca Tufarelli, di Fabrizio Petrosino, di Cesare Aragno, di Luigi de Magistris ed altri ancora, avevamo fatto compiere a TELESAL i primi passi ed avviato una miriade di altre importanti iniziative.
Tanti altri progetti – scientifici, tecnologici, culturali – appena abbozzati, discussi o avviati - restano lì, a muta testimonianza della sua capacità imprenditoriale e della inesauribile fiducia nelle possibilità che l’Uomo – sorretto dalla fede spirituale – sa e può realizzare.
E questo è in fondo il legato più prezioso che ci lascia, unitamente all’imperativo categorico di portare a compimento quanto aveva iniziato.
A me, personalmente, resta il rimpianto e il dolore di non averlo conosciuto prima, di non avergli detto quanto lo stimassi, e di come, seppure in così poco tempo, avessi imparato a volergli bene.
La nostra Patria perde una grande mente. Lo Spazio un brillante ricercatore. Io ho perso il migliore dei miei collaboratori e soprattutto un grande amico.
E spero per questo che, da lassù, voglia continuare ad affiancarmi nelle battaglie che prima affrontavamo insieme.
Non ci si lascia mai veramente, nonostante quella discontinuità spazio-temporale che chiamiamo morte. Forse è solo un arrivederci. Ciao Fabrizio. E ricordati che ti voglio bene.
L’obiettivo era quello di far finalmente decollare il progetto di Telemedicina TELESAL che stentava a partire.
Ci siamo intesi subito e da subito ho apprezzato dell’uomo le purtroppo ormai rare qualità di probità, intelligenza, senso dello Stato, dedizione al dovere, lealtà.
Questi valori, sbandierati da mestieranti della politica e improvvisati dirigenti d’industria, si incarnavano concretamente in Fabrizio nel diuturno impegno lavorativo e nella franchezza delle relazioni umane che sapeva costruire.
In ogni progetto sapeva trasfondere genio, ottimismo, prospettiva, coniugando rigore e slancio, producendo idee ed amicizia.
Fabrizio elaborava scienza, tecnologia, ma costruiva anche e soprattutto relazioni umane, calde, schiette e profonde.
Insieme, con l’aiuto di Alberto, di Luca Tufarelli, di Fabrizio Petrosino, di Cesare Aragno, di Luigi de Magistris ed altri ancora, avevamo fatto compiere a TELESAL i primi passi ed avviato una miriade di altre importanti iniziative.
Tanti altri progetti – scientifici, tecnologici, culturali – appena abbozzati, discussi o avviati - restano lì, a muta testimonianza della sua capacità imprenditoriale e della inesauribile fiducia nelle possibilità che l’Uomo – sorretto dalla fede spirituale – sa e può realizzare.
E questo è in fondo il legato più prezioso che ci lascia, unitamente all’imperativo categorico di portare a compimento quanto aveva iniziato.
A me, personalmente, resta il rimpianto e il dolore di non averlo conosciuto prima, di non avergli detto quanto lo stimassi, e di come, seppure in così poco tempo, avessi imparato a volergli bene.
La nostra Patria perde una grande mente. Lo Spazio un brillante ricercatore. Io ho perso il migliore dei miei collaboratori e soprattutto un grande amico.
E spero per questo che, da lassù, voglia continuare ad affiancarmi nelle battaglie che prima affrontavamo insieme.
Non ci si lascia mai veramente, nonostante quella discontinuità spazio-temporale che chiamiamo morte. Forse è solo un arrivederci. Ciao Fabrizio. E ricordati che ti voglio bene.
