7 Dicembre 2007
Dalla politica del “ping-pong” a quella della “Telemedicina”
Intervista al Prof. Massimo Fini - IRCSS San Raffaele La Pisana, Roma
La prima Conferenza Internazionale: “La Collaborazione politica tra i sistemi socio sanitari dell’area del Mediterraneo e del Medioriente” si è conclusa a Roma il 6 dicembre. Nella convinzione di tutti, questi cinque giorni di lavori sono serviti a lanciare le basi di una nuova strategia di pace. TELESAL, oltre a sponsorizzare la manifestazione ha partecipato ai lavori del workshop con un apporto di Maurizio Volterrani dal titolo “Implementazione di un programma internazionale di teleassistenza: TELESAL International Network”. Con il Prof. Massimo Fini, membro del Comitato scientifico di TELESAL e Direttore scientifico dell’IRCSS San Raffaele - La Pisana di Roma, abbiamo voluto fare alcune considerazioni su questo importante evento, appena concluso.
Professor Fini si è appena chiusa questa prima Conferenza Internazionale. Ancor prima di fare dei bilanci ricordiamo ai lettori lo scopo di questo incontro.
Intanto mi lasci dire che al di là dello scopo, e se questo è stato raggiunto, quello che abbiamo avuto sotto gli occhi per cinque giorni è stato un risultato politico straordinario: per la prima volta si sono seduti attorno ad un tavolo il Ministro Israeliano e quello Palestinese per discutere quello che potrebbe essere il nuovo piano per la salute dei loro popoli.
E’ vero questo è stato un risultato quasi emozionante della Conferenza che aveva comunque lo scopo?
Lo scopo della Manifestazione, che da voce al progetto: “Realizzazione di una rete socio sanitaria in Mediterraneo di pace” è stato quello di cominciare a porre le basi a un network che, sfruttando le possibilità offerte dalla medicina, consenta di portare un momento di aggregazione tra le popolazioni.
TELESAL che ruolo ha avuto in questi lavori?
TELESAL è stato riconosciuto, dai membri della Conferenza, come un’esperienza progettuale scientifica molto importante e per questo è stato invitato a sedere a questo Tavolo. Questa è una riprova di come il progetto sia vincente, e come le sue potenzialità apprezzate su tutto il territorio nazionale siano ora attese anche negli scenari internazionali.
Come continuerà il lavoro iniziato in questi cinque giorni?
La costruzione della rete, del network deve continuare a essere tessuta con nuovi incontri in nuovi paesi. Abbiamo iniziato forse con le realtà più complesse, Israele e la Palestina, e ora dobbiamo continuare a procedere per arrivare a mettere insieme le esperienze di paesi profondamente e strutturalmente diversi per cercare di arrivare a un prodotto finale di notevole rilevanza, che sia di estremo interesse per tutta l’area del Mediterraneo.
Come mai abbiamo parlato di Telemedicina a Israele?
Lo abbiamo fatto senza dimenticare che Israele è il Paese al mondo con la più alta esperienza in telemedicina. Anzi forse è meglio dire che il mondo intero guarda a Israele, quando si parla di telemedicina, come a un punto di riferimento imprescindibile. Tutte le più grandi aziende di apparecchiature per la gestione della telemedicina sono nate in Israele o hanno dietro esperienze israeliane.
E allora?
Il fatto nuovo è che ci sia stata la possibilità di dialogo tra due paesi in guerra, come Israele e la Palestina, su questi temi. L’Italia ha saputo aggregare politicamente e scientificamente un Paese che è all’avanguardia mondiale, per non dire il leader in questo settore, insieme con altre realtà che per questioni storiche e politiche sono indietro.
Israele e la Palestina a quali aspetti di TELESAL sono interessati?
Sicuramente alla teleassistenza. Israele è all’avanguardia per quanto riguarda la teleassistenza dell’emergenza ma insieme alla Palestina ha mostrato molto interesse per l’esperienza italiana nella teleassistenza per i malati cronici. L’homecare, la gestione della disabilità cronica sono settori, per loro, relativamente nuovi. Noi siamo ormai un Paese tra i più vecchi del mondo ed abbiamo per questo un’esperienze maggiore. TELESAL avendo messo in piedi un progetto su vasta scala ha la tecnologia.
Quindi possiamo arrivare a dire che TELESAL, o la telemedicina, può diventare anche strumento di pace?
Una volta si parlava della politica del “ping- pong” tra americani e cinesi perché in quel caso fu usato lo sport per arrivare al “dialogo”. Oggi forse per una maggiore attenzione alle dinamiche dei paesi coinvolti si è voluto scegliere “la salute”. Abbiamo così potuto vedere due Paesi che notoriamente si parlano solo con “le pallottole” colloquiare su tematiche come queste. Così le tematiche della salute sono divenute un ponte per l’apertura verso una nuova strategia di pace.
di Enza Colagrosso
Professor Fini si è appena chiusa questa prima Conferenza Internazionale. Ancor prima di fare dei bilanci ricordiamo ai lettori lo scopo di questo incontro.
Intanto mi lasci dire che al di là dello scopo, e se questo è stato raggiunto, quello che abbiamo avuto sotto gli occhi per cinque giorni è stato un risultato politico straordinario: per la prima volta si sono seduti attorno ad un tavolo il Ministro Israeliano e quello Palestinese per discutere quello che potrebbe essere il nuovo piano per la salute dei loro popoli.
E’ vero questo è stato un risultato quasi emozionante della Conferenza che aveva comunque lo scopo?
Lo scopo della Manifestazione, che da voce al progetto: “Realizzazione di una rete socio sanitaria in Mediterraneo di pace” è stato quello di cominciare a porre le basi a un network che, sfruttando le possibilità offerte dalla medicina, consenta di portare un momento di aggregazione tra le popolazioni.
TELESAL che ruolo ha avuto in questi lavori?
TELESAL è stato riconosciuto, dai membri della Conferenza, come un’esperienza progettuale scientifica molto importante e per questo è stato invitato a sedere a questo Tavolo. Questa è una riprova di come il progetto sia vincente, e come le sue potenzialità apprezzate su tutto il territorio nazionale siano ora attese anche negli scenari internazionali.
Come continuerà il lavoro iniziato in questi cinque giorni?
La costruzione della rete, del network deve continuare a essere tessuta con nuovi incontri in nuovi paesi. Abbiamo iniziato forse con le realtà più complesse, Israele e la Palestina, e ora dobbiamo continuare a procedere per arrivare a mettere insieme le esperienze di paesi profondamente e strutturalmente diversi per cercare di arrivare a un prodotto finale di notevole rilevanza, che sia di estremo interesse per tutta l’area del Mediterraneo.
Come mai abbiamo parlato di Telemedicina a Israele?
Lo abbiamo fatto senza dimenticare che Israele è il Paese al mondo con la più alta esperienza in telemedicina. Anzi forse è meglio dire che il mondo intero guarda a Israele, quando si parla di telemedicina, come a un punto di riferimento imprescindibile. Tutte le più grandi aziende di apparecchiature per la gestione della telemedicina sono nate in Israele o hanno dietro esperienze israeliane.
E allora?
Il fatto nuovo è che ci sia stata la possibilità di dialogo tra due paesi in guerra, come Israele e la Palestina, su questi temi. L’Italia ha saputo aggregare politicamente e scientificamente un Paese che è all’avanguardia mondiale, per non dire il leader in questo settore, insieme con altre realtà che per questioni storiche e politiche sono indietro.
Israele e la Palestina a quali aspetti di TELESAL sono interessati?
Sicuramente alla teleassistenza. Israele è all’avanguardia per quanto riguarda la teleassistenza dell’emergenza ma insieme alla Palestina ha mostrato molto interesse per l’esperienza italiana nella teleassistenza per i malati cronici. L’homecare, la gestione della disabilità cronica sono settori, per loro, relativamente nuovi. Noi siamo ormai un Paese tra i più vecchi del mondo ed abbiamo per questo un’esperienze maggiore. TELESAL avendo messo in piedi un progetto su vasta scala ha la tecnologia.
Quindi possiamo arrivare a dire che TELESAL, o la telemedicina, può diventare anche strumento di pace?
Una volta si parlava della politica del “ping- pong” tra americani e cinesi perché in quel caso fu usato lo sport per arrivare al “dialogo”. Oggi forse per una maggiore attenzione alle dinamiche dei paesi coinvolti si è voluto scegliere “la salute”. Abbiamo così potuto vedere due Paesi che notoriamente si parlano solo con “le pallottole” colloquiare su tematiche come queste. Così le tematiche della salute sono divenute un ponte per l’apertura verso una nuova strategia di pace.
di Enza Colagrosso









