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15 Aprile 2009
Terremoto all’Aquila: evento prevedibile o imprevedibile?

di Enza Colagrosso

L’interrogativo sulla prevedibilità o imprevedibilità dell’evento sismico che ha colpito l’Aquila, interrogativo che vuole sostenere unicamente un’indagine scientifica, lo abbiamo posto allo scienziato professor Roberto Battiston che ci ha così risposto:

Da almeno 20 anni la comunità scientifica internazionale  studia la terra, l’atmosfera e lo spazio per cercare, in modo scientifico e rigoroso, quei fenomeni che potrebbero permettere la previsione  di eventi sismici, come quello  accaduto nelle prime ore del 6 aprile, all’Aquila. I risultati, fino ad oggi, mostrano però che se da una parte esistono certamente correlazioni tra l'avvento di un terremoto ed  anomalie di quantità fisiche misurabili (campi elettrici, magnetici, emissioni di gas radon, livello della falda acquifera, etc.), correlazioni riscontrabili nelle ore e nei giorni precedenti i fenomeni sismici, queste  ancora non possono essere considerate affidabili preavvisi di un evento sismico. Infatti al momento non è possibile stabilire con certezza quali siano i fenomeni fisici da prendere in considerazione e da monitorare in modo sistematico, per esser certi di avere una previsione che possa annunciare con precisione l’arrivo di un terremoto entro pochi giorni o poche ore.

Sicuramente lo studio, o meglio la prevenzione dei terremoti è complessa. Solo a  questo dobbiamo, o possiamo imputare, il fatto che ancora oggi il terremoto ci coglie sempre impreparati?

Lo studio per la previsione dei terremoti, richiede tempo ed applicazione. Bisogna infatti lavorare affinché una serie episodica di fenomeni possa essere trasformata in una struttura, o meglio in un sistema di dati ed informazioni fisiche che permettano di fare  previsioni affidabili. Del resto nel campo scientifico è sempre così, per arrivare al controllo di un fenomeno fisico o allo sfruttamento di una legge fisica ci vogliono anni, a volte anche decenni di ricerche. Una volta ottenuti dei risultati certi  e convincenti,  bisogna sviluppare delle tecnologie capaci di trasformare la ricerca in un’applicazione affidabile. Per fare questo servono risorse e fino ad oggi gli investimenti nel  settore della previsione sismica non sono stati fatti in maniera  sistematica. Questo è dovuto anche ad una diffusa convinzione nella comunità dei sismologi relativamente al fatto che sia sostanzialmente impossibile ottenere previsioni affidabili. Esiste però una parte della comunità scientifica internazionale che lavora seriamente per cercare di sviluppare tecniche che possano essere usate per la predizione. Questa comunità è convinta che con  investimenti più sistematici e continui e l'utilizzo di  strumentazioni e strategie innovative adeguate si potrebbero raggiungere i risultati che tutti ci chiedono, dati i terribili effetti dei terremoti in termini di vite umane.

Ormai la terra viene osservata sistematicamente dallo spazio. L' osservazione della terra  non potrebbe essere una via più breve verso la scoperta dell’ “allarme terremoto”?

Sicuramente dallo spazio è possibile monitorare aree  molto vaste della terra con strumenti relativamente semplici. Basterebbe infatti l’impiego di pochi satelliti per acquisire dati relativi agli eventi sismici che scuotono la crosta terrete. Non dimentichiamo infatti, a questo proposito, che sulla terra accadono in media almeno due terremoti al giorno di intensità simile a quello che ha distrutto l’Aquila. A terra lo sviluppo di una rete di strumenti dedicata alla previsione dei terremoti potrebbe dimostrarsi proibitiva. Una cosa è registrare un sisma con un sismometro, è come sentire un suono in una stanza, non importa dove ci si trova, altra cosa è equipaggiare  milioni di km quadrati  con strumentazione che misuri proprietà fisiche locali e ne studi le variazioni in modo sistematico e per tempi lunghi.

Quali “tecnologie spaziali” sono state applicate, fino ad oggi, per conoscere e prevenire i terremoti?

L’ASI nel 2001 ha effettuato uno studio di fattibilità per un piccolo satellite chiamato ESPERIA che poi non è mai stato realizzato. Nel 2005 l’astronauta Roberto Vittori ha portato in  orbita  uno strumento dimostrativo chiamato LAZIO - Sirad il cui obiettivo era  quello di mettere alla prova la tecnologia relativa alla registrazione  di  instabilità  delle cosiddette fasce di Van Allen (zone intorno al nostro pianeta in cui il campo magnetico intrappola particelle elementari di alta energia) che sembrano precedere il verificarsi dei terremoti. Proprio partendo dai progetti proposti dagli Italiani, l'agenzia spaziale Francese (CNES) ha messo in orbita nel 2006 un satellite DEMETER, il primo dedicato alla studio delle correlazioni dei fenomeni elettromagnetici nello spazio ed i terremoti: questo satellite opera da 3 anni e i suoi dati hanno permesso di mostrare come l'arrivo di alcuni  terremoti sia preceduto da effetti elettromagnetici misurabili dallo spazio. Oggi, gli studi e le applicazioni spaziali nella conoscenza dei terremoti continuano e l’Agenzia spaziale cinese ha chiesto all’Italia di collaborare in un progetto internazionale basato su un satellite cinese CSES che potrebbe ospitare dei sensori sviluppati dai ricercatori italiani. L’Italia ha quindi in questo settore potenzialità importanti e competenze tecnologiche nel campo spaziale. La questione è capire se le agenzie di finanziamento e il governo sono interessati ad investire su questi studi in modo da poter migliorare la capacità di prevenzione di questi fenomeni per cercare di passare dalla fase di ricerca a quella dell' applicazione socialmente utile.

Da quello che ci sta dicendo la strada  per arrivare ad individuare il vero “allarme terremoto” è ancora in gran parte da percorrere, per questo le chiedo: gli episodi e i fenomeni che avete già studiato, non potrebbero intanto essere utilizzati come allarme?

Purtroppo no, e le spiego il perché: se volessimo mettere alla prova una tecnica  di predizione sismica basata sulle correlazioni osservate in passato, bisognerebbe esser certi dell’alta percentuale di affidabilità di un eventuale allarme  in modo da evitare  un effetto ancora più grave della mancata predizione cioè la convinzione che si tratti solo di falsi allarmi e che non ci sia base scientifica relativamente a questi studi. Non è possibile allarmare una popolazione se poi non accade nulla di significativo. I fenomeni precursori esistono, anche se non per tutti i terremoti, e sono stati già evidenziati sia dallo spazio che dai sensori posti sulla terra. Il problema però è capirli a livello sufficiente per potere definire una strategia credibile per dare l'allarme. Immaginiamo che sulla base degli studi fatti fino ad ora domani lanciamo a Roma un allarme relativo  all’arrivo di un terremoto importante nel giro di 24 ore, chiedendo a tutti i cittadini di uscire dalle proprie case per proteggersi. La gente probabilmente uscirebbe dalle proprie abitazioni ma poi probabilmente non si verificherebbe il terremoto. Passato un po’ di tempo viene generato un secondo allarme, ma anche questa volta potrebbe non accadere nulla. E' evidente che a questo punto l'interesse nei confronti di una simile tecnologia scemerebbe enormemente e non si darebbe più ascolto a questo tipo di allarmi. Poi magari il terremoto arriva una settimana dopo. Quello che è successo ad L' Aquila con le osservazioni sull'emissione del gas radon ci deve fare riflettere. Io non conosco i dati e le misure del Sig. Giuliani e non ne posso valutare il valore scientifico, anche perché il suo lavoro di ricerca, che pure si è sviluppato nel corso di molti anni,  non è mai stato pubblicato e discusso nell'ambito della comunità scientifica, cosa necessaria se si vuole procedere con un metodo rigoroso. Quello che posso dire è che la posta in gioco è altissima e non ci deve essere spazio per posizioni preconcette di chiusura nei confronti di questi studi, in particolare da parte della "scienza ufficiale" e degli esperti. Le violente polemiche di queste ore  non fanno parte del metodo scientifico, sono un imbarbarimento di un dialogo che non dovrebbe mai mancare nel mondo della ricerca. . Occorre invece lavorare seriamente e sistematicamente, senza preconcetti e con metodo scientifico,  per cercare e sviluppare metodi di  previsione che siano utilizzabili.

Quindi per concludere possiamo dire che la prevenzione ai terremoti verrà dallo spazio?

Al momento non è possibile rispondere, perché se lo spazio offre un punto di vista privilegiato per osservare la terra,  nello spazio siamo lontani “dal terremoto” e i segnali che raccogliamo sono naturalmente più deboli di quelli che potrebbero essere raccolti sulla superficie terrestre. D'altra parte gli studi fatti a terra hanno il grosso problema della copertura del territorio. Se dallo spazio prevalgano i vantaggi o gli svantaggi è qualcosa che deve essere studiato con attenzione. Probabilmente la soluzione si potrà trovare da strategie osservative che uniscano le osservazioni di una serie di satelliti dallo spazio a quelle di reti di osservatori terrestri. Il problema è difficile a causa della complessità del fenomeno sismico, ma è proprio un obiettivo della scienza quello di capire e controllare i fenomeni complessi. Mi viene in mente un problema molto diverso, come quello della lotta ai tumori, un problema enormemente complesso dove decenni di seria ricerca scientifica ha portato ad evidenti successi nella lotta contro questa malattia. Questo è secondo me l'atteggiamento giusto dello scienziato, determinazione e umiltà per affrontare e risolvere i problemi più difficili.