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Novembre 2007
Immaginare…… per tornare a muoversi
Intervista al professor Francesco Lacquaniti

E’ partito lo scorso 23 ottobre lo shuttle Discovery e la missione denominata Esperia dall’antico nome della penisola italica, che il 3 novembre ha tenuto il mondo intero con il fiato sospeso per 360 minuti, il tempo occorso agli astronauti per aggiustare il pannello solare della Stazione spaziale internazionale. Fortunatamente gli astronauti Scott Parazynsli e Doug Wheelock hanno portato a termine l’operazione con successo. Questa missione ha permesso all’Italia, 3° partener dell’Esa di classificarsi IV Paese nel mondo ad effettuare un lancio nello Spazio. Lo shuttle Discovery, il cui equipaggio è composto da setti membri tra cui l’astronauta italiano Paolo Nespoli, ha trasportato sulla ISS Harmony, un cilindro di 7 metri di lunghezza per 4,6 di diametro con un peso di circa 15 tonnellate. Tale elemento, il Nodo 2 realizzato in Italia, è fondamentale per proseguire la costruzione della ISS perché permetterà di agganciare alla stazione orbitale, il laboratorio europeo Columbus e quello giapponese Kibo. L’arrivo del Columbus è previsto per il prossimo 6 dicembre, mentre per il 2010 dovrebbe essere completata tutta la ISS. Gli astronauti della missione Esperia oltre a trasportare Harmony sono stati addestrati per effettuare importanti esperimenti scientifici. All’italiano Paolo Nespoli ne sono stati affidati 3: Imagine, Chiro e Mais.

A Francesco Lacquaniti, membro del comitato scientifico di Telesal, professore di Fisiologia umana presso l’Università Tor Vergata di Roma, dove è anche direttore del Centro di BioMedicina Spaziale e direttore del Laboratorio di Fisiologia neuro-motoria dell'IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, che coordina inoltre un programma nazionale dedicato allo studio dei Disturbi del Controllo Motorio e Cardiorespiratorio finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana, abbiamo chiesto qualche chiarimento su questi esperimenti.

Nespoli dovrà portare a termine 3 esperimenti scientifici Imagine, Chiro e Mais. Di che tipo di esperimenti si tratta?

Nespoli, nei pochissimi giorni della sua missione oltre a passeggiare nello spazio dovrà portare a termine 2 esperimenti Chiro e Mais, che serviranno a studiare alcune delle problematiche di coordinazione motoria degli astronauti nello Spazio. Il terzo, l’esperimento Imagine, acronimo di (Imagery of object Motion Affected by Gravity In Null-gravity Experiments) avrà invece importanti applicazioni nei deficit di locomozione sulla terra.

In cosa consiste IMAGINE?

Possiamo dire che con Imagine, l’esperimento per cui è stato preparato Nespoli, andremo a studiare l’immaginazione dell’uomo.

Ci spieghi meglio.


L’esperimento di per se è semplicissimo. Nespoli dovrà immaginare di avere una pallina in una mano, poi dovrà ancora solo immaginare di lanciarla e di riprenderla al volo. Noi misureremo l’intensità del moto della pallina per cogliere l’intensità del comando. Perché immaginare? A monte di questo esperimento c’è la nostra ultima scoperta grazie alla quale sappiamo che la corteccia celebrale che il nostro cervello coinvolge nel fare un’azione o nell’immaginare di farla, è la medesima.

Ora l’esperimento di Nespoli cosa andrà a verificare?

Un dato potrebbe essere quello di capire meglio come si comporta la nostra memoria di gravità e se subentrano delle alterazioni in uno stato di assenza totale della gravità.

Quali sono le applicazioni di tale sperimentazione?

Sicuramente nei pazienti paralitici sia per i postumi di un grave trauma o per un ictus. Dopo esserci resi conto che pur non muovendosi possono immaginare di muoversi stiamo iniziando a progettare per loro una nuova autonomia fatta di comandi di movimento immaginato che potrebbero essere recepite da dei sensori.

Prof. Lacquaniti, lei che è direttore del Laboratorio di Fisiologia neuro-motoria dell'IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma ci dica, il Santa Lucia crede negli investimenti nello Spazio?

Assolutamente si, La Fondazione Santa Lucia ha colto già da molto tempo l’importanza della ricerca spaziale ed alcune sperimentazioni sono diventati protocolli riabilitativi a terra. Posso citare ad esempio l’attrezzatura che permette di togliere il peso delle persone e permette loro di riprendere l’esercizio dell’attività motoria. Il binomio ricerca spaziale-salute è ormai riconosciuto da moltissimi, come vincente oltre che conveniente. Non dimentichiamo infatti che per ogni euro investito nello Spazio la ricaduta sulla terra è almeno di nove.


di Enza Colagrosso