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Giugno 2007
Marco Pascucci: L’ASI riparte con “Sabrina” e “Prisma”

Il 12 Giugno si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Spaziale Italiana alla presenza del Ministro Mussi. Il nuovo Presidente è Giovanni Fabrizio Bignami mentre siedono al tavolo del CdA: Piero Benvenuti, Roberto Leonardi, Carolina Matarazzi, Marcello Onofri, Marco Pascucci, Antonio Sassano e Susanna Zerbini. I nuovi progetti e i nuovi programmi dell’Asi, caratterizzano i discorsi delle prime ore. A parlarcene è stato l’ingegner Marco Pascucci.

Ingegner Pascucci come intendete procedere per ricollocare l’Agenzia Spaziale in un ruolo competitivo a livello europeo?

La prima cosa da fare credo sia trasformare i progetti già approvati nella precedente gestione, in programmi operativi. Mi riferisco ad esempio al programma Sabrina e a quello oggi rinominato Prisma.

Di che programmi si tratta?

“ Sabrina” s’inserisce nel contesto di Cosmo-Sky Med, mentre “Prisma” è un programma per l’osservazione della terra che prevede un payload iperspettrale. E’ molto interessante perché questo payload lo si può considerare un gioiello dell’industria spaziale italiana che è tra le poche al mondo in grado di realizzare strumenti di questo genere. A livello ingegneristico questo payload è già stato fatto volare con un aereo leggero ed impiegato per fare delle osservazione della terra.

Si parte quindi rendendo attivi i programmi studiati nella precedente gestione?

Sicuramente sì. Ma la nostra volontà è quella di promuovere sia programmi importanti che dei programmi più piccoli. Questo perché riteniamo che se dovessimo scegliere di fare solo dei grandi programmi molto impegnativi per l’Agenzia, sicuramente si otterrebbero risultati importanti ma allo stesso tempo si potrebbero soddisfare soltanto le esigenze di una comunità scientifica limitata. Scegliere di fare anche tanti programmi più piccoli, permetterà sicuramente di soddisfare una comunità maggiore.

Il primo satellite del sistema Cosmo-Sky Med è partito da pochi giorni. Cosa pensa di questo programma spaziale?

Il satellite del programma Cosmo-Sky Med è uno dei migliori satelliti che esistono oggi. E’ un satellite radar, può lavorare di giorno, di notte e con qualsiasi condizione atmosferica. La sua osservazione è continua.

Quali sono le applicazioni di queste rilevazioni?

Tantissime, penso alle applicazioni nella sicurezza, nelle catastrofi ambientali, l’attenzione all’inquinamento. In questo caso, ad esempio, sarà più facile monitorare i mari e i ghiacci. E’ possibile osservare frane, allagamenti potendo fare all’occorrenza e in tempi brevissimi, una mappa delle zone disastrate.

Ci sono applicazioni anche nella Telemedcina?

Non c’è un’applicazione diretta in Telemedicina ma è evidente un’integrazione con questa. Penso ad esempio alle catastrofi: una volta individuate le zone disastrate si potranno inviare interventi di Telemedicina.

Nei nuovi progetti dell’ASI che posto avrà la Telemedicina?


La Telemedicina è un programma che ha ricevuto molto attenzione nella gestione precedente con un contratto molto articolato che ha dato anche molta soddisfazione alla comunità scientifica. Io credo che sia opportuno continuare l’investimento e andare avanti per arrivare ad una fase di preindustrializzazione.

Un secondo programma quindi?


Sono convinto che bisognerebbe passare ad un secondo programma di Telemedicina anche perché il primo era un po’ troppo ampio. Occorre un programma finalizzato solo e soprattutto a quelle cose che hanno dato dei risultati concreti nella prima fase.

Cosa intende?

Il programma di Telemedicina dell’Asi sostanzialmente si può suddividere in tre filoni: l’ homecare, le emergenze e lo screening. Nell’homecare non sono particolarmente convinto nel dire che il satellite sia la risposta più appropriata, può bastare infatti un collegamento telefonico, soprattutto tenendo conto del tipo di strumentazione che viene utilizzata e che in genere non genera una grande mole di dati.. Nelle emergenze il satellite diventa invece fondamentale; tali avvenimenti riguardano una parte importante della popolazione soprattutto nei casi di trasferimento dalla zona dell’incidente all’ospedale. Ritengo che lo screening comunque sia l’applicazione più interessante anche sotto il profilo economico.

Perché?

I numeri parlano da soli. Se nel caso dell’homecare parliamo di malati domiciliati, nelle emergenze parliamo di interventi su persone incidentate, cioè di numeri di persone coinvolte grandi ma non enormi, nello screening ci rivolgiamo praticamente a tutta la popolazione. Prendiamo l’esempio del mammografo, oggi ce ne sono ancora pochi a disposizione e non è certo pensabile, in queste condizioni, una campagna di prevenzione per tutte le donne.

Per pensare di fare una vera prevenzione per tutti serve allora al più presto lo screening mobile?

Certo, e non solo per la prevenzione del tumore al seno ma anche per la prevenzione di quello al polmone, , di quello al fegato o della TBC, malattia estremamente presente in certe zone dell’Africa, insomma in tutte le situazioni in cui c’è una grande quantità di utenza. Tutta la popolazione ha bisogno di prevenzione. Le porto ad esempio un conto che ho fatto basandomi su una realtà regionale, quella della Sicilia. In quella Regione le esigenze dei cittadini potrebbe essere soddisfatte impiegando almeno 50 mammografi mobili, collegati al satellite,Sistemi di queste dimensioni, oltre a fornire un servizio sociale e sanitario insostituibile, possono far fiorire un business. Alcune simulazioni preliminari dimostrano che un tale sistema, nonostante possa dare un servizio al cittadino che altrimenti non si potrebbe dare, avrebbe un costo per mammografia addirittura inferiore a quello del servizio normale, grazie all’introduzione del concetto di prescreening automatico.

Per lei quindi l’applicazione conveniente della Telemedicina è solo nello screening?

Il caso dell’home care segue una sua logica importante dal punto di vista economico, anche se , come ho detto, mi sembrano pochi i casi in cui sia utile prevedere il collegamento satellitare. Tra i servizi per le emergenze e lo screening, faccio questa considerazione: mentre i sistemi di screening possono essere utilizzati con continuità prevedendo un piano di ammortamento veloce e sicuro , gli strumenti per le emergenze, per definizione, restano in attesa dell’evento presentando necessariamente tempi morti di utilizzo, da cui consegue un peggiore e più aleatorio piano di ammortamento; questo richiede sostanzialmente un operatore pubblico. La dimensione dell’utenza dello screening è almeno di un centinaio di volte superiore a quello delle emergenze; questo rappresenta un importante elemento di valutazione che , insieme ad una maggiore certezza del piano di ammortamento, può rendere interessante l’investimento nell’infrastruttura di screening anche ad un operatore privato.


di Enza Colagrosso